Archiviato in: L'idolo | Tag: guaritore, leggenda, miracolo, pene, rasputin, russia, salamoia, storia, zar
Grigorij Efimovič Rasputin (Pokrovskoe, 22 gennaio 1869 – San Pietroburgo, 29 dicembre 1916) è stato un grande mistico russo: la sua notorietà deriva dalle misteriose influenze che aveva su parte della famiglia imperiale russa, appartenente alla dinastia dei Romanov e, soprattutto, alla sua smisurata minchia. Fin da ragazzo dimostrò un’indole fortemente tesa alla spiritualità e al misticismo ossessivo, fenomeno in realtà diffuso da secoli e frequente tra i popolani della Russia centrale, e una spiccata passione per i rapporti carnali con umani e bovini da cortile. Dopo essersi sposato e dopo aver avuto tre figli, ancora in giovane età intraprese lunghi pellegrinaggi, arrivando persino fino al Monte Athos, con l’intento di iniziare le giovani vergini ai piaceri della carne (quella senz’osso soprattutto). Nel 1905 approdò alla corte dello zar Nicola II: sospettato di aver aderito alla setta dei Khlisty, una congregazione clandestina di orgiastici che stigmatizzava gli eccessi di secolarità della Chiesa ortodossa, e poi di aver frequentato il movimento nazionalista dei Veri Russi, quelli che si facevano le pippe con i gomiti, malgrado la mancanza di istruzione allestì una rete di relazioni di altissimo livello che in breve tempo lo condusse a corte, accompagnato dalla fama dei suoi poteri sciamanici e dalla leggenda che aleggiava intorno alla sua nerchia chilometrica. Fu proprio grazie alla sua reputazione di guaritore e di possente amatore che entrò in contatto con persone vicine alla famiglia imperiale, nella speranza che potesse essere di aiuto per contenere l’inguaribile emofilia di Alessio, il piccolo zarevič, e le insaziabili voglie della zarina Ernesta. Al primo incontro Rasputin riuscì ad ottenere qualche effetto sul piccolo malato, così lo zar e la zarina gli permisero di visitare sempre più spesso la loro riservatissima casa: Rasputin infatti, oltre che dare speranze alla famiglia imperiale circa una possibile guarigione del giovane, sembrava andare incontro alle ispirazioni più intime dei sovrani.

Rasputin, il Tripiede
Nelle mani di Rasputin passavano centinaia di cazzi e di rubli che egli indiscriminatamente distribuiva ai postulanti; richieste di denaro, di occupazione, e anche di penetrazioni multiple giungevano a Rasputin che, in quanto creditore presso personaggi dell’alta società, le faceva andare nella maggioranza a buon fine. Il resto dell’enorme quantità di denaro era spesa, come attestano i numerosi verbali di polizia, in locali notturni e in incontri ai bagni pubblici con donne di ogni classe ed età: numerose sono le leggende circa la sua insaziabile libidine; la stampa pubblicava in continuazione scabrosi racconti di fantasia sulle sue leggendarie notti; ciò accrebbe le dicerie non solo su una sua presunta super dotazione, quanto su una improbabile e sempre smentita relazione con la sovrana. La sua morte fu romanzesca come la sua vita. Fu avvelenato con il cianuro durante una cena a casa di Brodomiro Jusopov, ma dato che incredibilmente resisteva al potentissimo veleno i congiurati decisero di sparargli. Nonostante fosse stato abbondantemente avvelenato e colpito al cuore, Rasputin si riebbe, raggiunse la porta e provò a fuggire, ma fu raggiunto e finito a bastonate. Il suo cadavere fu gettato nel canale Fontanka, riemergendo due giorni dopo; secondo l’esito dell’autopsia (eseguita la notte del 20 dicembre, effettuata dal professor Kosorotov), ancora più incredibilmente, il corpo non presentava tracce del veleno, dando luogo a dispute tra gli storici circa l’effettiva modalità di eliminazione. Da considerare che fu riscontrata acqua nei polmoni, quindi nonostante il veleno, i colpi di pistola e le bastonate, Rasputin fu gettato nell’acqua ancora vivo, dimostrando una inaspettata e sorprendente vitalità. Rasputin, quindi, fu sepolto, ma il suo corpo venne poi dissotterrato e bruciato ai bordi di una strada. Infine gli fu tagliato il membro e conservato con cupidigia in un cestino da pic-nic.
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Il più grande ricordo di Rasputin che ci è rimasto è rappresentato dal suo enorme pene in salamoia, esposto presso il Museo Erotico di San Pietroburgo, divenuto recentemente meta delle più ingorde necrofile di tutta l’Eurasia.

Quello che resta di Rasputin e un'ammiratrice
4 Commenti finora
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Commento di La Sorella di Funari Settembre 20, 2008 @ 12:56 pmno! e’ davvero il suo viril bastone? CI credo che la Zarina se lo teneva a corte!
Commento di coq Settembre 21, 2008 @ 8:22 amImpressionante!
Commento di cinziatan Luglio 25, 2009 @ 12:53 amla mia sublime capacità di catturare l’attenzione tramite l’immediata brillantezza dei miei scritti?
Commento di IMHO Luglio 25, 2009 @ 8:21 amsi, decisamente impressionante…